domenica 31 luglio 2011

Ritornava dai campi
scuro in volto
e parlava piano
di terre, di semine, di fatiche,
svogliato. 
Batteva pesante
d’istinto
gli antichi scarponi
alla pietra
e odorava di terra. 
Parlava chiaro,
per concetti e per massime
certe,
con la ignara saggezza
del tempo consunto
e talvolta ascoltava
il suono del granaio
con le nocche di legno
e segnava il livello.
E parlava al suo cane
sicuro
gettandogli un osso
e aiutava il vitello
ad uscire
e la cavalla
a figliare
con le mani di sempre
sporche di terra
nel connubio. 
E non era nessuno! 
Neanche un numero
nell’immobile tempo
                   mio padre. 
Eccole le mani del contadino, sporche di terra callose, dure e rovinate, eccole le mani di  quell'uomo che fa della natura la sua base della vita, quella vita che le uniche soddisfazioni che gli da sono poi quello che lui chiede: un bel raccolto, la campagna fiorita piena di colori e frutti, che solo lui con quelle mani callose sa creare ad arte, ed eccole quelle mani stanche alla fine della giornata che a mala pena riescono dopo tanta fatica ad alzare un bicchiere di vino.
Con quanta precisione hai dipinto queste mani Franco e oserei dire con riverenza, come se per te quelle mani fossero un altare un tempio di sagezza; e non hai sbagliato moltoFranco, perchè lo sono.
Anche i colori che hai saputo dare, caldi e nello stesso tempo pastosi a dimostrare la laboriosità di quelle mani, un giorno mi ricordo in una intervista Biagi ( a me piaceva molto ) se ne usci con una frase che mi rimase impressa, perchè si parlava dei macchinari per lavorare la terra oggi, e del progresso , beh, Biagi rispose in modo molto garbato ma secco: "i contadini devono avere le mani sporche di terra" ed è così  Franco come tu le hai dipinte  sono le mani del contadino, felice al tramonto quando torna a casa magari accompagnato dai suoi animali come questi splendidi labrador che ho inserito che sono sempre una tua opera, e felice all'alba quando si incammina verso quelle terre dove quotidianamente cè da fare.
E' vero la tua pittura mi sta facendo viaggiare in un mondo passato, fatto di queste cose, ma se per me sono ricordi Franco, tu hai saputo rappresentare questi ricordi con amore  e passione 
Ciao Franco e grazie

sabato 30 luglio 2011

il viaggio continua

"Che ne sai tu di un campo di grano
poesia di un amore profano
la paura d'esser preso per mano, che ne sai
(l'amore mio) che ne sai di un ragazzo perbene
(è roccia ormai) che mostrava tutte quante le sue pene:
(e sfida il tempo e sfida il vento e tu lo sai)
la mia sincerità per rubare la sua verginità,
(sì tu lo sai) che ne sai......."

E' un inno alla vita quello che riescono a vedere gli occhi del contadino precedente, lo sguardo verso la sua arte, verso quei colori che la natura sotto le sue sapiente mani sa posizionare come nessun altro è capace, due colombi a mirare quel colore oro di quello che sarà poi l'oro per la vita una volta trasformato. Eccola la fatica del contadino, che si è concessa una sosta per un bicchiere di vino...
Che ne sappiamo noi oggi di quanto lavoro e sudore ci sono su quella terra, di quante ferite e disperazioni magari per una giornata di tempo cattivo, quanto amore nel raccogliere a mano le fascine per poi formare i foraggi per le bestie che attendono impazienti il nuovo raccolto.
Che ne sappiamo oggi noi, se non i racconti dei vecchi che spesso bistrattiamo, e trattiamo male solo  perchè ,non siamo in grado di apprezzare più quel lavoro.
Che ne sappiamo noi di quei meravigliosi colori che la natura ci offre ad ogni stagione grazie a quelle mani callose
Eccolo il mondo di Franco, il mondo delle origini mi piace chiamarlo, il mondo dei ricordi che spero torni presto, il mondo della sincerità e della vita basata sul culto del lavoro.
Eccolo il mondo di franco gioioso e immaginato come quello di quel contadino che seduto con un bicchiere di vino ammira tranquillo e soddisfatto, insieme ai due colombi, la sua opera d'arte colorata d'oro, e per lui è oro.
Ciao e grazie uomo di terra

giostre di Elena

Con un tetto e con la sua ombra gira
per breve ora la giostra dei cavalli
multicolori, tutti del paese
che lungamente tarda a tramontare.
Molti sono attaccati alle carrozze,
eppure tutti hanno un cipiglio fiero,
e un feroce leone, tinto in rosso, va con loro,
e a quando a quando un elefante bianco.

Perfino un cervo c'è, come nel bosco,
ma porta sella e, fissa alla sua sella,
una minuscola bambina azzurra.

la spensieratezza dello sguardo della bimba fa pensare ad una vita felice ma penso che l'autrice ci voglia richiamare non tanto alla figura della bimba quanto alla giostra stessa, simbolo di una vita che continuamente ha sali e scendi, una vita che offuscata dai ricordi che continuamente si riempie di "se" se avessi fatto così se avessi avuto........, certo il vestitino Rosa ci da speranza e questa è dettata dalla positività di chi comunque riesce a disegnare anche gli occhi di un cavallo felici lo stesso cavallo che è il simbolo di questa vita ora va su, ora va giu
MI piace la pittura di Elena è sempre una immersione nell'immaginazione e con quel pizzico di ironia che  rallegra ogni suo lavoro
Brava Elena (anche se te lo dice uno che non capisce un ciufolo di arte) eheheh

venerdì 29 luglio 2011

la continuità di Franco

"Ci sono due modi di vivere la tua vita. Una e' pensare che niente e' un miracolo. L'altra e' pensare che ogni cosa e' un miracolo.
-La vita e la morte confluiscono in uno e non c'è né evoluzione né destino, soltanto essere."

 Questo lavoro di Franco è un inno alla vita, di altri tempi forse, per le caratteristiche del posto molto originale, e che ricorda molto quei paesi della Bassa dove si davano battaglia (Guerreschi mi perdoni per il paragone) Don camillo e Peppone, la durezza del contadino abituato a lavorare la terra, quella stessa terra che ama pure se gli costa la schiena, le mani screpolate, il sudore  per lavorarla per la semina; la terra grassa e generosa che se è trattata a modo , e lui, sicuramente l'ha trattata a modo, ti ripaga di tanta fatica, quella terra che ti porta a lasciarti andare al tramonto per un bicchiere di vino magari con gli amici e con lo sguarda rivolto ai mille pensieri che lo avvolgono e magari a qualche sogno per il suo futuro.
Ho scritto come titolo: la continuità di franco, perchè, la continuità, di cosa, be stiamo percorrendo un percorso nel mondo artistico di Franco, abbiamo iniziato con gli scarponi, poi il bosco, vi ricordate? il corso d'acqua  che lo attraversava e alla fine il rifugio, be se ci pensate questo contadino ha alle spalle la fine di quel bosco e sembra stare proprio in quel rifugio per una breve sosta,anche perche sicuramente, lui il giorno dopo, alle 4 di mattina è in piedi con quegli scarponi ,  per tornare alla sua terra che cura con tanto amore per tutti noi che godiamo del suo operato,
Bravo franco non sono un critico D'arte, ma un lettore di sentimenti forse. E' bello averti conosciuto e mi piace  apprezzare quello che stai facendo conoscere te a me.
ciao Franco

giovedì 28 luglio 2011

il bosco di Elena

Ha messo chiome il bosco d'autunno.
Vi dominano buio, sogno e quiete.
Né scoiattoli, né civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell'autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.
(B. Pasternak) 
i colori caldi di questa opera, leggermente soffusa ,come se un velo di nebbia avvolgesse il percorso ordinato, mi fa pensare molto ai sogni che spesso non riusciamo a finire, la strada sterrata e in salita è la strada della vita dove il futuro non si conosce, non si vede cosa cè al di la della collina, possiamo solo immaginarlo, come faceva Leopardi davanti la sua siepe,  la speranza di qualche cosa di positivo è data dalla velatura che avvolge la vegetazione e  dal cielo celeste che si intravede.
Penso sia un quadro ricco di speranza e gioia con colori caldi e accattivanti
brava Elena (ps non mi dire che neanche questo ti è venuto come volevi)
questo è proprio da mostra eheh

bosco

Nel bosco ogni vecchio gigante,
sia abete, sia quercia, sia pino,
ha intorno, ai suoi piedi, un giardino
di piccole piante.
Son muschi, son felci, son fiori
e fragole rosse e lichene,
cui l'albero antico vuol bene,
suoi teneri amori.
E mentre le fronde superbe
protende più in su verso i cieli,
ci pensa a quegli umili steli
nell'ombra tra l'erbe.
l'mmagine di questo " torrente " che scorre all'intterno del bosco è molto reale nella mia mente, i colori sono vivi, autunnali e la scelta delle piante è meravigliosa, lasciano aperta la visulale nello spazio, ciò che non avrebbero potuto fare abeti e cipressi. Alla fine del percorso cè un rifugio, non lo scuro del bosco e questo per me è indice di una mentalita protettiva e aperta dell'autore .
E' una bella passeggiata girare per questo quadro ti ossigena il cervello e ti rilassa
Grazie Franco per le immagini che presenti

mercoledì 27 luglio 2011

ALESSANDRA

Ad ognuno di noi riescono meglio le cose che in cui crediamo e riverziamo amore,
Che dire di questo ritratto, sicuramente molto più caldo di una foto con vivo il senzo del movimento con quel ciuffo di capelli davanti la fronte.
Certo il quadro è bello, perchè il soggetto è bello, ma per me che sono ignorante in materia, una tela è sempre bianca è l'artista che toglie il bianco e lascia quello che Dio dice di lasciare e cosi Alessandra prende vita e questa resterà eterna.
Criticamente debbo dire che l'autrice ha tolto la grinta dall'originale ammorbidendo lo sguardo della bambina con un risultato ottimo e molto verosimili a quello che farebbe alessandra stessa in altri momenti.
mi piace il colore che mi ricorda un po i giochi fotografici che facciamo un po tutti quando vogliamo invecchiare una foto e il vestitino sfumato è molto intonato con lo sfondo.

debbo dire che essendo amante delle foto e conoscendo le difficoltà di uno scatto ad un bimbo
 immagino che il ritratto sia molto peggio, perciò non mi resta che complimentarmi con l'autrice, bravissima , e aspettare incuriosito altre sue opere
Ciao Elena